Fulvia Becchio: progettare spazi con un'anima tra psicologia ed eclettismo
Share
Cosa l'ha spinta a diventare designer?
Il mio percorso professionale è stato anomalo. Ho sempre manifestato fin da giovanissima delle grandi abilità creative e il gusto per il bello. Da ragazza sognavo di diventare fashion designer, purtroppo mi è stato imposto allora un altro percorso di studi, che mi ha portato a sviluppare una carriera nel marketing di una multinazionale, durato 17 anni. Alla chiusura di quella esperienza ho sentito che era ora di risvegliare quelle mie capacità sopite per anni. Il mondo dell’interior è stata la scelta naturale, ho riflettuto e mi sono accorta che in realtà era una professione che facevo da sempre. Negli anni avevo affiancato e consigliato parenti, amici, colleghi, i quali, consapevoli dei miei talenti, mi avevano sempre chiesto di supportarli e guidarli ogni qualvolta dovevano modificare o arredare le loro case.
È stato quindi naturale e automatico decidere di fare ciò che avrei sempre dovuto fare. Ho seguito il percorso di studi per Interior Designer, a Milano, e mi sono riqualificata. Da allora svolgo la professione più bella del mondo; ogni mattina mi immergo in tessuti, colori, piastrelle e parquet, arredi e complementi, e le giornate volano. Ogni progetto realizzato è una soddisfazione e un piacere immenso. Sento di aver creato qualcosa di bello, durevole, solido e utile, ho risolto problemi e realizzato desideri. Non posso chiedere di più.
Su quali aspetti si basa la sua attività professionale?
Il primo aspetto è certamente la relazione. Il rapporto che si instaura con il cliente, a prescindere dai suoi desideri, è il fulcro di tutto il progetto. È fondamentale essere progettisti, creativi, tecnici, ma anche e soprattutto psicologi. La base è comprendere cosa il cliente davvero desidera e sogna, ma anche di cosa ha realmente bisogno, e spesso si deve saper leggere oltre le parole. Compreso questo e conquistata la fiducia, il progetto non potrà che avere successo.
Bisogna poi, a mio parere, avere un gusto personale innato, occhio per le proporzioni, per gli accostamenti, ottime capacità di visualizzazione e immaginazione. Una stanza vuota, per la maggior parte delle persone, trasmette un po' di inquietudine, per me è l’esplosione dell’entusiasmo, una pagina bianca, un’opportunità di espressione.
È poi fondamentale formarsi sugli strumenti, utili alla progettazione, che sono ormai imprescindibili e pressoché tutti informatici. Software in grado di progettare in 3D per restituire ai clienti la migliore visione possibile del progetto finito. Tuttavia, sono ancora convinta, che sia utile avere una certa capacità nel disegno tecnico e nello schizzo, per tradurre rapidamente, in immagini, le idee in diretta con il cliente, magari durante il breefing. Oggi nessuno disegna più e trovo che questo valore aggiunto, in taluni casi, faccia la differenza e sia molto apprezzato.
Infine non si può prescindere dal mantenere un aggiornamento costante su tutto ciò che riguarda la materia: materiali, stili arredativi, mode e tendenze, ultime novità in fatto di arredi, elettrodomestici, illuminotecnica, normative edilizie, senza dimenticare che è necessario anche acquisire una certa conoscenza della tecnica di cantiere.

Casa Asti, sala da pranzo

Casa Asti, salotto

Casa Asti, cucina

Casa Asti, camera da letto

Casa Asti, bagno
Nel corso della sua carriera, quali realizzazioni considera come i suoi più grandi successi e quali hanno rappresentato la sfida progettuale più stimolante e gratificante?
Ogni qualvolta mi trovo immersa in un progetto, lo considero il più bello mai realizzato, ogni volta mi sembra sempre un upgrade del precedente, sia in termini di estetica che di complessità, il più performante, quello più avanzato sia in materia di tecnica costruttiva che di stile. Tuttavia, se devo scegliere uno, in particolare, che mi ha particolarmente soddisfatto e che ha reso davvero entusiasta la committenza, mi viene in mente un attico in centro a Torino, realizzato qualche anno fa. Il cliente disponeva di un appartamento di 200 mq da frazionare in due alloggi. Una parte destinata ai genitori anziani ed una alla famiglia. Erano altresì proprietari del sottotetto, pertanto è stato realizzato un intervento complesso, che ha visto la ridefinizione degli spazi al piano attico e lo sfondamento della soletta per rendere abitabile la zona sottotetto, con uno splendido recupero di travi a vista.
Lo stile arredato, scelto dalla cliente, si è orientato su un moderno neoclassico, con una palette neutra dal bianco al grigio chiaro, ma con dettagli d’accento coraggiosi di verde e viola, per dare subito carattere e personalità ad ambienti diversamente un po' troppo uniformi. La parte più interessante è stata la volontà di integrare pezzi d’epoca e mobili moderni a misura, che è ciò che amo fare in assoluto. Quindi è stata trovata la giusta collocazione a cassapanche, lampadario in cristallo, giradischi di inizio ‘900, pianoforte, che hanno enormemente valorizzato gli ambienti. Pareti con profili finta boiserie e sedie in ferro hanno donato quel mix interessante ed eclettico che ha perfettamente integrato lo stile moderno con il country e il neoclassico.Il pezzo forte, ricercato a lungo ed infine trovato, è stato la cornice di inizi ‘800 originale per il caminetto. Perno centrale, di tutto il progetto, è stata la realizzazione della scala interna, con gradini aperti in legno massello e struttura autoportante in ferro battuto. Essendo collocata nella zona di separazione, tra due ambienti a vista, ma un po' stretta e sacrificata, la scelta stilistica di realizzarla aperta e senza strutture di supporto al di sotto ha restituito, agli spazi, ariosità e prospettiva.

Via Balme, zona pranzo

Via Balme, ufficio

Via Balme, salone

Via Balme, camera da letto

Via Balme, balcone

Via Balme, bagno
Quali nuovi progetti e prospettive ha in mente per il suo lavoro?
Io tendo a non fermarmi mai e a continuare a formarmi, per seguire nuove strade progettuali e poter soddisfare un pubblico sempre più ampio. Seguo Feng Shui ma questa materia è vastissima, pertanto i miei prossimi passi saranno volti ad approfondire questa meravigliosa disciplina, che invita a progettare, ponendo l’attenzione al riequilibrio energetico degli spazi, per un benessere abitativo globale e in armonia con l’elemento umano.
In secondo luogo vorrei ampliare ulteriormente il mio raggio d’azione nel comparto HO.RE.CA., un settore che consente di realizzare progetti ambiziosi e molto creativi. Poter trasformare un locale ordinario in uno di successo tramite un’attenta progettazione è una sfida che mi entusiasma. Proprio a tale proposito ho scritto il mio libro “Progettare per il successo – HO.RE.CA. Strategie di interior design per spazi indimenticabili e profitti stellari”, una guida che accompagna passo dopo passo a compiere le scelte più opportune al fine di creare locali funzionali, attraenti e profittevoli, dall’effetto wow!
Credits: Fulvia Becchio Interiors
Intervista a cura di: Lucreazia Tancredi