Oltre il confine, dentro la relazione: la visione di ZP Studio Architetti

Oltre il confine, dentro la relazione: la visione di ZP Studio Architetti

Non esiste un progetto architettonico senza la componente umana. Da questo concetto nasce ZP Studio Architetti, che da anni porta avanti una propria visione: creare spazi in cui la relazione tra passato e presente, insieme al biophilic design, assume un ruolo centrale.

Siamo rimasti affascinati da questi aspetti tanto da intervistare l'architetta Eva Parigi, fondatrice dello studio, che ci ha permesso di approfondirne la filosofia progettuale.

Come è nata l'idea del vostro studio e quanto Firenze ha influenzato le vostre scelte?

L'idea del nostro studio è nata fin dall'inizio da un interesse naturale per la ricerca e per il dialogo tra discipline diverse: architettura, allestimenti per l'arte contemporanea, design di prodotto, insegnamento universitario e concorsi. Il nostro percorso professionale si è sviluppato proprio in questo spazio di cross-over tra pratica e sperimentazione.

Firenze, in questo senso, ha rappresentato inizialmente una sorta di "molla", quasi un pretesto necessario per cercare soluzioni di rottura rispetto a uno sguardo spesso rivolto in modo esclusivo al passato e alla sua massiccia presenza. È venuto quindi naturale seguire la scia delle sperimentazioni dei Radicali, anche perché i loro epigoni erano stati i nostri docenti alla Facoltà di Architettura. Quella fase è stata una palestra fondamentale di crescita: ci ha permesso di definire non tanto un linguaggio preciso, quanto piuttosto un atteggiamento aperto ed elastico verso il progetto e verso il presente.

Per noi, infatti, il rigore nella ricerca del nuovo non si separa mai dall'osservazione attenta di ciò che esiste, del reale, del contesto. Nella fase più matura dello studio, questo approccio si è concentrato maggiormente sul mondo dell'interior design, portandoci a sviluppare progetti nell'hospitality e nel retail, parallelamente alla produzione in edizione limitata di oggetti e complementi d'arredo. In questi ambiti, l'attenzione alla materia, al suo rapporto con lo spazio, alle proporzioni e al contesto è ciò che guida il nostro lavoro, con la volontà di costruire ambienti sempre unici, capaci di riflettere un'identità distinta e autentica.

Progetto di ricerca sviluppato nell'ambito di "Florence Exit", mostra e pubblicazione, Firenze e Venezia, 2008

Milano, "La casa del gallerista". Riqualificazione e costruzione ex novo di dodici unità residenziali. Viale Monza, Milano, 2024.

La vostra architettura si contraddistingue da un fil rouge tra passato e presente. Come lo spieghi ai lettori? Qualche esempio?

Proprio in virtù di quel training iniziale, in cui abbiamo cercato in qualche modo di "forzare" lo sguardo rivolto al passato di Firenze, intrecciandolo con una costante attenzione alle avanguardie e alle ricerche artistiche internazionali, siamo riusciti a sviluppare un atteggiamento capace di assimilare istanze diverse e di costruire un equilibrio personale, filtrato attraverso l'esperienza. Oggi lo studio sviluppa progetti attraverso ricerca, consulenza e una collaborazione diretta con maestranze specializzate, dando forma a oggetti e spazi che mettono in relazione il sapere tradizionale con il design industriale contemporaneo. Questo atteggiamento si riflette nell'attenzione al dettaglio in ogni progetto, talvolta scegliendo di evidenziare caratteristiche minori ma autentiche, e metterle a dialogo con elementi contemporanei, dal gusto minimal.

Azeglio suite. Ristrutturazione di un appartamento storico, residenza di Pellegrino Artusi, 90 mq, Firenze, 2018.

Anthropocèni, collezione di oggetti per la serie "ZPSTUDIO LIMITED EDITION" con il patrocinio del Museo di etno-antropologia dell'Univeristà di Firenze. Allestimento della mostra per la Mdw, Galleria Mirco Cattai, Milano, 2017.

Come nasce un progetto e quali sono gli step fondamentali affinché tutto vada come dovrebbe?

Un progetto nasce sempre dall'ascolto: del luogo, delle persone e delle loro esigenze, dei loro desideri, dell'attenta interpretazione di un brief, di richieste e domande. Ogni progetto è diverso da qualsiasi altro ed è sempre un nuovo inizio. Per questo non esiste un metodo rigido, ma un approccio che unisce ricerca, osservazione e confronto continuo. Il primo passo è comprendere a fondo il contesto - fisico, culturale e umano - in cui si interviene; da lì nasce una fase di analisi e sperimentazione in cui idee, materiali, proporzioni e possibilità vengono messe alla prova.

Segue poi il dialogo costante con il cliente, con gli artigiani e con tutti gli attori coinvolti. Come in un film, il regista immagina il risultato finale, ma deve orchestrare interpreti, maestranze, scenografia, materiali e processo. Crediamo che un buon progetto nasca sempre da una collaborazione autentica, capace di trasformare intuizioni iniziali in soluzioni concrete e coerenti. In tutte le fasi, per noi è essenziale anche la visualizzazione 3D, curata fin nei minimi particolari, per garantire coerenza fino al risultato finale. Infine, c'è la cura del dettaglio, che non è mai un aspetto secondario ma parte essenziale del progetto stesso: è lì che si misura davvero la qualità di uno spazio o di un oggetto, nella capacità di tenere insieme visione complessiva e precisione esecutiva, funzione ed emozione, memoria e contemporaneità.

ALFIERI9, Design Hotel, Firenze, 2016.

Collezione Neroterra, tavoli in ceramica lavorata a mano e specchio anticato per Lake Como Design Festival, 2024.

Biophilic design, l'arte di inserire il verde nei vostri lavori: perché funziona e qual'è il messaggio che volete inviare? Qualche esempio?

Per noi il biophilic design non è una semplice scelta estetica né l'inserimento decorativo di qualche pianta. È un modo di progettare che nasce dal desiderio di ristabilire una relazione autentica tra persona, spazio e natura. L'architettura contemporanea, soprattutto in ambito urbano, residenziale e hospitality, rischia spesso di diventare troppo artificiale e distante dalla dimensione sensoriale dell'abitare. Il verde, la luce naturale, i materiali organici e la continuità tra interno ed esterno riportano invece equilibrio e benessere. Funzionano perché rispondono a un bisogno profondo e universale: la connessione con la natura.

Quando progettiamo, cerchiamo sempre di capire come uno spazio possa non essere solo bello e funzionale, ma anche generare calma, qualità percettiva e comfort. Il verde diventa così parte integrante dell'architettura, non è un'aggiunta finale: può essere un giardino interno, una corte, una serra abitata, un patio o un sistema di luce, ombra e visuali. Un esempio significativo è il recente intervento all'Hotel Terme San Giovanni di Rapolano, dove abbiamo realizzato un giardino d'inverno inserito negli spazi della struttura. Non una semplice veranda, ma un ambiente di transizione capace di mettere in dialogo comfort, ospitalità e paesaggio: uno spazio protetto ma aperto visivamente verso l'esterno, dove il verde diventa esperienza quotidiana.

Ci interessa molto proprio questo concetto di soglia: non un confine netto tra dentro e fuori, ma una continuità morbida che migliora la qualità dell'abitare. Il vero lusso contemporaneo nasce spesso qui: non nell'eccesso, ma in uno spazio che respira. Il messaggio che vogliamo trasmettere è questo: progettare bene significa anche progettare relazioni, tra uomo e natura, tra architettura e paesaggio, tra funzione ed emozione. Il biophilic design non è una tendenza, ma una necessità sempre più evidente. 

Il cocktail bar in serra dell'Hotel Terme San Giovanni, Rapolano (SI), 2023.

Dove immaginate la vostra architettura tra vent'anni?

Crediamo sia fondamentale continuare a coltivare un equilibrio consapevole tra dimensioni diverse del progetto: da un lato lo studio della storia, dall'altro le opportunità offerte dall'intelligenza artificiale; da una parte le suggestioni dell'arte contemporanea, dall'altra il patrimonio culturale e metodologico della scuola toscana di architettura. Non si tratta di scegliere una direzione, ma di tenere insieme questi livelli facendoli dialogare in modo coerente.

Allo stesso tempo, ci immaginiamo in una struttura sempre contenuta, di piccole o medie dimensioni, che ci permetta di mantenere un controllo diretto su ogni fase del lavoro e di garantire la massima qualità progettuale. È una scelta precisa: crescere sì, ma senza perdere intensità, attenzione e responsabilità sul progetto. In fondo, è questo il punto che per noi conta davvero: continuare a muoverci nella direzione della migliore qualità possibile, indipendentemente dalla scala. Che si tratti di un progetto complesso o di un intervento domestico, l'obiettivo resta lo stesso: costruire spazi capaci di essere rigorosi, sensibili e profondamente coerenti. 

Credits ZPSTUDIO Architetti

Intervista a cura di
Beatrice Manocchio

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