Tra tecnica e umanità, Elisa Alice Bianchi racconta un'architettura  attenta alle persone

Tra tecnica e umanità, Elisa Alice Bianchi racconta un'architettura attenta alle persone

L’architettura è un mondo vasto e molto più complesso di quanto si possa pensare. È un filo conduttore tra l’aspetto tecnico e quello umano ed è proprio in cantiere che emerge questo rapporto, dove si riscontrano difficoltà che, molte volte, vengono superate dal professionista impegnato nello sviluppo del progetto. Ce ne ha parlato l’architetto Elisa Alice Bianchi in questa piacevole intervista, raccontando come, in una società in continua evoluzione, la vera sfida sia coniugare qualità progettuale, sostenibilità e benessere, senza mai perdere di vista le esigenze delle persone.

Può raccontarci la genesi del vostro studio e come si è evoluto nel tempo, sia come identità che come approccio al progetto?

Lo studio La Bia nasce oltre dieci anni fa dal mio desiderio di creare un gruppo di lavoro con cui condividere le sfide quotidiane della professione cercando di raggiungere sempre il miglior risultato possibile sia per tutte le figure coinvolte che in relazione al contesto nel quale ci andavamo a inserire. Se l'identità non è mai davvero cambiata, l'esperienza ci ha portato ad avere un approccio al progetto sempre più integrato ed attento. Le attuali difficoltà economiche e sociali che riteniamo stiano coinvolgendo una parte della popolazione sempre più ampia, ci ha portato ad avere oggi particolare attenzione sui budget affinché siano congrui e in linea con la tipologia d'investimento nonché ad una ricerca del benessere inteso come creazione di spazi che possano accogliere e innalzare la qualità di vita.

Quali sono oggi le principali linee di ricerca o di interesse che guidano il vostro lavoro? Può farci qualche esempio di progetti realizzati? 

Fin dagli anni universitari ho maturato un forte interesse per la sostenibilità ambientale, il benessere che uno spazio può donare ai suoi occupanti ed alla loro sicurezza. Questo mi ha portato ad affrontare la professione come una ricerca continua che non si perdesse in riflessioni teoriche ma che, analizzando gli aspetti pratici ed economici, potesse sempre trovare un'applicabilità diretta così da cogliere i risultati reali. Un esempio immediato è il nostro studio! Massima attenzione è stata data allo studio puntuale della suddivisione planimetrica e ai servizi inseriti al fine di creare un luogo piacevole, confortevole e perché no, anche comodo in cui lavorare. Il tutto è stato affiancato da un profondo efficientamento energetico che ha portato l'unità a un ridottissimo consumo energetico e a un'analisi economica che rendesse l'investimento sostenibile e congruo per i bisogni a cui lo spazio doveva rispondere.

In che modo il vostro studio interpreta oggi il ruolo dell’architettura rispetto alle trasformazioni sociali e urbane contemporanee? 

Le case oggi sono sempre più temporanee e legate a utilizzi saltuari o promiscui. Questa condizione si è trasformata in una sfida in cui la qualità e l'estetica devono fare i conti con lo sforzo e l'investimento che il cliente sta sostenendo. Costruire bene ma al giusto prezzo e, soprattutto, costruire bene per la nostra salute e quella dell'ambiente. Negli anni si è sempre più consapevoli dell'inquinamento indoor derivante dai materiali edili e dall'arredo e alle conseguenze che esso ha, ma, a nostro avviso, il mercato non sta ancora facendo abbastanza per consentire a tutti di poter accedere e scegliere l'opzione sostenibile e sicura per la salute. Speriamo che questa trasformazione con ampliamento della platea di riferimento, possa avvenire quanto prima!

Nel contesto italiano, da architetto quanto crede che sia centrale il tema dello spazio pubblico nella cultura del progetto attuale? 

Come architetto e aspirante sociologo, ritengo che una buona progettazione che garantisca fruibilità e sicurezza dello spazio pubblico, potrebbe essere, oggi, il passo necessario per cominciare a rispondere a tanti bisogni non accolti e che non trovano perciò risposta se non in luoghi privati. Solo poterci riappropriare di luoghi pubblici resi adeguati alle necessità quotidiane cui devono rispondere, potrebbe, a mio avviso, aprire la strada alla lotta a un malessere generalizzato, che emerge imponente soprattutto nelle città, e a un bisogno di sostegno, anche in ottica comunitaria, oggi per lo più inesistente.

Entrando nel vostro metodo: come affrontate, all’interno dello studio, i processi complessi di ristrutturazione e rigenerazione, dove convivono aspetti tecnici, cantieristici e fortemente umani? 

La multidisciplinarietà della nostra professione ci pone ogni giorno a doverci confrontare con tantissimi aspetti differenti. Soprattutto quando si lavora per una clientela privata, l'impegno prettamente tecnico viene pervaso costantemente dall'aspetto umano nella sua complessità di emozioni. Che si stia cambiando casa, rivoluzionando quella in cui già si abitava, creando uno spazio professionale o mettendo mano agli immobili di famiglia, ogni cliente porta in cantiere il proprio campionario di paure e insicurezze che possono diventare difficili da gestire. Come nella vita di tutti i giorni, bisogna cercare di gestire gli acquazzoni fino al momento in cui finalmente risplenderà il sole e tutta la difficoltà si trasformerà in gioia ed entusiasmo!

Credits: La Bia Architetti
Intervista a cura di Beatrice Manocchio

Torna al blog